E così anche lei sta aspettando…

Sala d’attesa per pensieri di burro

Sono certa che un giorno Novembre 23, 2009

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Se la lontananza è come il vento
nel tepore apatico di questa passione
non sorprenderanno più fiamme inattese
sotto la cenere alcun sogno combustibile.

Se la lontananza è come il vento
su trame morbide di vele spiegate
soffierà in direzione contraria a ogni dove
oltre ogni logica di navigazione.

Spero che un giorno smetterai di fare confusione
tra il dolore ed il piacere,
la paura ed il bisogno di ferire.

Sono certa che un giorno chiameremo tutto questo
col nome giusto e ritrovata serenità.

 

Lievi gesti Novembre 22, 2009

 

e’ difficile capire se non hai capito già Settembre 9, 2009

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Vedi cara, certe crisi son soltanto
segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire.
Vedi cara certi giorni sono un anno,
certe frasi sono un niente che non serve più sentire.

Tu sei molto, anche se non sei abbastanza,
e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi,
tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco,
tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi.

 

Cosa voglio veramente? Agosto 25, 2009

Archiviato in: Personale nostalgia del presente — katres @ 8:41 pm

Vorrei trovare quello che voglio in vendita in un piccolo negozio di una via poco frequentata.

Ben illuminato su una mensola di legno scuro, con un bel pack tondeggiante, colorato ma discreto, un naming semplice,  un bella descrizione sulle modalità d’uso e possibilmente un prezzo inaccessibile.

Quel tanto che basta per farmelo desiderare, attribuirgli un valore inestimabile, indurmi a fare sacrifici impensabili per comprarlo e alla fine smettere di essere felice nel momento stesso in cui ce l’ho tra le mani.

 

Verremo perdonati, te lo dico io Agosto 6, 2009

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Si cambia Luglio 16, 2009

Archiviato in: Personale nostalgia del presente — katres @ 10:59 pm
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Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marca,

chi non rischia e cambia colore dei vestiti,

chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,

chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,

chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare;

chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Martha Medeiros

 

Contatto Luglio 9, 2009

Quanto male lasciamo che ci venga fatto?

Omaggio a Pina Bausch, appena trovata e appena persa.

 

Oggi sanguino Luglio 8, 2009

Archiviato in: Personale nostalgia del presente — katres @ 4:52 pm

“ma io non abbandonerò mai quella piccola parte di te che continua ad amarmi.”

 

Immagini dal mondo fluttuante Giugno 4, 2009

The moon seen through maple leaves “Non sopporto che le rosse foglie d’autunno cadano sul verde muschio, né il gelido vento avvolga il cielo.”
- Hakoshi No Tsuki -

Appena lasciata l’amicasorellagiornalista a lavoro, cammino per le vie del centro. Voglia di acquisti. Quelli che ti riempiono anche i pomeriggi più soli. Quelli che vuoi guardarti allo specchio vestita di nuovo.

Mi guardo attorno prima di attraversare. Di là della strada c’è una papera che mi fissa da una locandina. È la mostra di Utagawa Hiroshige, maestro dell’Ukiyo-e, il mondo fluttuante.

Entro, nonostante la nostalgia.

Attraverso un ponticello di legno, inspiro il profumo dei fiori, ascolto le gocce d’acqua stillare lentamente. Dietro le porte di carta seguo le linee delle figure in ginocchio: c’è una splendida ombra che versa il sake, una che aspetta paziente nell’intimità del giardino.

Sento un’insana voglia di condividere quella visione, anche a distanza, anche mediata da mezzi che avrebbero annientato la poesia del momento. Prendo il telefono dalla borsa.
No, aspetta, è peggio: è un senso di inadeguatezza il mio, è voglia di regalare a te quel momento, di mettere nelle tue mani tutta quella bellezza, quasi io non ne sia degna.

Mi fermo un attimo, mi guardo intorno. C’è poca gente sola a passeggiare. Ma io non ho bisogno di compagnia. Io sono qui per me. E sento di doverti gratitudine per avermi spinto fin qui, lontana da un camerino. Sono sotto la superficie, sono dentro un mondo che mi affascina.

Ho scoperto che su ogni tela c’è una poesia.

Così, ti ho visto appollaiato teneramente in un quadro.Gufo su un acero sotto la luna piena

Io, invece, ero una carpa.
“Alla fine il suo destino è trasformarsi in un drago delle nuvole, la forte carpa che risale il torrente.”

Sono qui per me. Che sensazione incantevole.

Gufo su un acero sotto la luna piena
 

Ho un incantesimo. Maggio 19, 2009

Archiviato in: Personale nostalgia del presente — katres @ 10:48 pm

Avresti dovuto vedermi.

Sentivo che tra gli altri, c’erano i tuoi occhi ad accarezzarmi.
Tu dovevi guardarmi ballare per scacciare ogni veleno. Mi avresti inseguita, corteggiata, stretta su un fianco. Dovevi invitarmi, sfiorarmi e vedermi scappare via.
Avrei voluto desiderarmi con i tuoi occhi.

E tu, tu avresti dovuto riprendere tutto.
Con il tuo sguardo dovevi svelare le parti più nascoste, dovevi prendere di me quello che esiste solo quando ti tengo dentro e crearne un’immagine.
Avrei voluto toccarmi con i tuoi occhi.