La storia di Elliot, pseudonimo con cui viene designato da Antonio Damasio nel libro L’errore di Cartesio, è quella di un uomo di mezza età, un avvocato brillante e un marito premuroso, che dopo aver superato un delicato intervento per l’asportazione di un tumore al cervello ha subito dei cambiamenti radicali nel comportamento sociale. Questo caso illustra la stretta relazione che intercorre tra l’elaborazione dei processi di ragionamento attivi nel’atto di decisione e le cortecce prefrontali del cervello.
I danni riportati da Elliot avevano interessato proprio il settore ventromediano di tali cortecce (il tumore era cresciuto sopra le cavità nasali e sopra il piano formato dal tetto delle orbite, spingendo così su entrambi i lobi frontali), tanto da impedire allo stesso Elliot di porsi come un «essere sociale efficiente». Tuttavia, sottoposto a numerosi test di intelligenza, Elliot mostrò di non aver perso le capacità comunemente attribuite ad un uomo sano e intelligente, come si legge nel testo di Damasio:
“In breve, erano integre la capacità percettiva, la memoria del passato, la memoria a breve termine, l’apprendimento di nuovi contenuti, il linguaggio e la capacità aritmetica; anche l’attenzione, cioè la capacità di concentrarsi su un particolare contenuto mentale escludendo gli altri, e la memoria operativa [...].”
Il caso di Elliot si faceva tanto più singolare, quanto più i risultati dei test, cui egli veniva sottoposto dallo stesso Damasio, registravano un’intelligenza nella norma.
Da tutti questi test, Elliot emergeva come un soggetto dotato di intelletto normale, ma non capace di decidere in modo appropriato, specie quando la decisione riguardava questioni personali o sociali.
Ma quello che all’improvviso creò un ponte tra il ruolo delle emozioni e la mancanza di capacità decisionale in Elliot, apparve spontaneamente durante un esperimento. Damasio scrive:
“Il mio collega Daniel Tranel aveva compiuto un esperimento psicofisiologico nel quale mostrava, ai soggetti, stimoli visivi capaci di suscitare emozioni: per esempio, immagini di edifici che crollavano durante un terremoto, di case distrutte da incendi, di persone ferite in incidenti sanguinosi o sul punto di annegare vittime di alluvioni. Quando interrogammo Elliot dopo una delle molte sedute di esame di tali immagini, egli dichiarò apertamente che il suo modo di sentire era cambiato, dopo il male: avvertiva come argomenti che prima avevano suscitato in lui una forte emozione ora non provocavano più alcuna reazione, né positiva né negativa.
Stupefacente! Provate a immaginare quel che era accaduto: provate a immaginare di non sentire piacere quando contemplate una pittura che vi piace, o quando ascoltate uno dei vostri brani musicali preferiti. Provate a immaginarvi completamente privati di tale possibilità, e tuttavia ancora consapevoli del contenuto intellettuale dello stimolo visivo o sonoro, e consapevoli anche del fatto che una volta vi dava piacere.
Sapere ma non sentire: così potremmo riassumere la infelice condizione di Elliot.”
